50 MILA FANTASMI

Si è conclusa il 4 maggio la vicenda societaria di Telecom. Ci si accorge però di un grande assente da tutta la vicenda: i 50.000 lavoratori che non compaiono in nessun quotidiano e in nessuna trasmissione !

 

Leggendo i giornaloni e sentendo le TV, apprendiamo che in Telecom sarebbe stato cacciato lo squalo e sarebbe arrivato l’avvoltoio. Insomma all’angolo Bolloré (made in France) e sugli scudi il fondo Eliott (made in usa) che conquista il vertice grazie alla Cassa Depositi e Prestiti (made in Iitaly). È stato poi nominato il nuovo presidente Fulvio Conti, 70 anni, ex numero uno di ENEL . . . ma guarda un po’.

Quasi nessuna fonte cerca di immaginare che fine potranno fare tutti i dipendenti Telecom (e gli appalti) se andasse in porto la tanto ventilata cessione di una parte dell’azienda, Open Access e non solo; ad esempio, c’è chi come il ministro Calenda plaude al ribaltone in Telecom e si affretta a dire che è più che mai necessario lo scorporo della rete.

A questo punto a noi viene in mente una domanda: può un’azienda di 50.000 dipendenti - tolti qualche migliaio che forse seguirebbero Open Access - reggere economicamente scorporando la propria rete ?

Per SNATER l’azienda Telecom deve restare una, e rientrare nel sistema statale, ovvero come era a fine anni 90, prima della privatizzazione. A questo proposito non finiremo mai di ringraziare i politici ed i sindacati dell’epoca che plaudirono alla privatizzazione…davvero bravi.

 

All’epoca ci fu un plauso collettivo, Triplice in testa, nell’osannare la decisione che vide l’unificazione di oltre 120.000 lavoratori in un’unica azienda Telecom, oggi ormai ridotti a circa 50.000, scarsi con il solo contraltare dei sindacati autonomi e di base che contestarono duramente il progetto, principalmente per due motivi:

 

  • non si poteva sapere in quali mani sarebbero finite le telecomunicazioni nazionali, posto che erano il “sistema nervoso” del paese struttura garante della democrazia;
  • quanto il progetto sarebbe costato in termini di posti di lavoro e di futuro delle telecomunicazioni dato i costi necessari per manutenere ed aggiornare il servizio. 

Oggi abbiamo un Paese arretrato con un’infrastruttura obsoleta. È lo scenario che si presenta al momento dell’intervento, tramite Enel, di Open Fiber e F3 che tentano di sbloccare una situazione ormai incancrenita. Purtroppo, il rischio di una “esternalizzazione” della rete di Telecom, con una probabile   unificazione, in una unica rete, con gli altri competitor, di fatto rappresenterebbe per i lavoratori un ulteriore rischio per i loro posti di lavoro, ivi compresi quelli dell’indotto. 

Lo ripetiamo: l’azienda Telecom deve restare UNA. Solo così possono essere tutelati sia i lavoratori sia gli interessi nazionali (riservatezza e sicurezza delle telecomunicazioni). Dobbiamo far sentire la nostra voce ! Sono in pericolo migliaia i posti di lavoro e non vogliamo che si ripeta la vicenda Alitalia !

SNATER promuoverà tutte le iniziative possibili con le forze politiche e sociali. I lavoratori non possono restare alla finestra ed attendere lo svolgere degli avvenimenti

SEGRETERIA Nazionale TLC