La riorganizzazione appena annunciata dall’Ad Luigi Gubitosi prevede anche un aggiornamento della guidance 2021. I francesi vogliono vederci chiaro: all’odg del board dell’11 novembre il destino del progetto per la rete unica. Il titolo ai minimi storici

da corrierecomunicazioni.it

La strategia di riorganizzazione appena annunciata dall’Ad Luigi Gubitosi, che prevede anche un aggiornamento della guidance sul 2021, ma anche il destino del progetto rete unica e il piano Cloud: sono questi i dossier che saranno sul tavolo del Cda straordinario che i francesi di Vivendi – alias il principale azionista di Tim con il 23,75% – nonché anche alcuni consiglieri indipendenti, hanno chiesto di convocare con urgenza. L’appuntamento è fissato in agenda l’11 novembre.

Stando a quanto si apprende i francesi vogliono vederci chiaro anche in considerazione del valore del titolo Tim ormai ai minimi storici attorno ai 30 centesimi o su di lì. Peraltro diversamente da quanto accade a seguito degli annunci di riorganizzazioni (che tipicamente fanno rima con taglio costi) il titolo al posto di guadagnare ha perso in Borsa. Non è chiaro chi abbia deciso di vendere, ma a giudicare dalle mosse la fiducia sul futuro si fa incerta.

Il progetto rete unica è ancora in ballo?

Il più importante nodo è quello del progetto sulla rete unica di Tlc: lo scenario è completamente mutato a seguito dell’insediamento del Governo Draghi che sembrerebbe aver archiviato la questione o quantomeno congelato la roadmap che prevedeva un’integrazione con gli asset di Open Fiber. Nonostante l’uscita di scena di Enel da Open Fiber (il fondo australiano Macquaire ha rilevato il 50% in capo alla energy company) il progetto per ora non ha subito accelerazioni come auspicato. E non è chiaro a questo punto il doppio ruolo di Cdp – che ha il 50% di Open Fiber e il 9,81% di Tim. La Cassa ha i piedi in due scarpe ed è evidente che se il progetto di integrazione degli asset di rete non dovesse essere portato a compimento si prefigurerebbe, almeno sulla carta, un conflitto di interessi non da poco considerato che le due aziende sono concorrenti nella porzione wholesale (nel caso specifico di Tim attraverso la newco Fibercop). E la sofferenza del mercato Tlc in Italia – la maggior parte degli operatori hanno conti in forte sofferenza – di certo non aiuta: la concorrenza spietata sulle tariffe mobili si sta spostando progressivamente anche sulla fibra, con il quarto operatore Iliad pronto a sparigliare nuovamente le carte.

La legge di Bilancio e la questione fiscale

A inasprire la situazione anche le nuove misure al vaglio del Governo: da un lato la bozza della legge di Bilancio prevede un riallineamento del valore dell’imposta sui beni immateriali con estensione del periodo di ammortamento a 50 anni dagli attuali 18. Una misura che avrebbe un impatto fiscale non da poco. Di fatto si andrebbe ad azzerare il beneficio fiscale per il quale Tim aveva già chiesto l’applicazione. E stando alle prime stime il titolo Tim potrebbe perdere fra i 4 e i 4,5 centesimi di valore solo a seguito di questa misura. Tim sarebbe costretta a tirare fuori 2,3 miliardi di tasse aggiuntive ai 700 milioni già impegnati.

Unica notizia positiva delle ultime ore la “pace” da 1 miliardo di euro raggiunta con Fastweb nell’ambito della maxi causa intentata dall’azienda guidata da Alberto Calcagno su presunte condotte illecite nell’ambito dell’infrastrutturazione a banda ultralarga. Accusa mossa anche da Vodafone.

Il decreto Concorrenza e gli obblighi di accesso alle reti

Sul piatto anche le nuove misure per l’accesso alla banda larga in discussione nell’ambito del decreto Concorrenza, fra cui quella che prevede regole più ferree a garanzia della concorrenza abbattendo i “poteri” in capo alle telco di limitare l’accesso alle proprie infrastrutture ai competitor. Misura votata ad accelerare il Piano Italia a 1 Giga e quindi l’utilizzo dei fondi pubblici (circa 4 miliardi) destinati alle nuove reti nell’ambito del Pnrr. Stando alle prime indiscrezioni qualora un operatore negasse l’accesso a un concorrente sulla propria infrastruttura per ospitare elementi di rete il dinego dovrà essere motivato nei dettagli con tanto di planimetrie, materiale fotografico e altra documentazione a comprovare l’impossibilità di accesso.