Hai sentito parlare della “fantomatica” quota 100 ma non hai ben chiaro di cosa si tratta e come funziona? Sei dunque alla ricerca di una guida che ti dia una panoramica completa ed esaustiva sull’argomento? Molto bene, l’hai trovata!

Nelle prossime righe ti spiegheremo nel dettaglio cos’è, come funziona e quali sono i requisiti della quota 100. Prenditi dunque qualche minuto di tempo libero: siamo sicuri che, una volta terminata la lettura, avrai un quadro più chiaro di tutto. Ma bando agli indugi, sei pronto? Ottimo, partiamo!

Quota 100: cos’è

Vediamo in prima battuta cos’è quota 100. Si tratta di una misura previdenziale anticipata dalla Legge di Bilancio per il 2019 e successivamente introdotta dal decreto legge 4/2019.

In sostanza, consente ai lavoratori dipendenti, autonomi e parasubordinati che maturano un requisito contributivo minimo di 38 anni e un’età anagrafica di 62 anni, ad accedere alla pensione.

I requisiti sono meno stringenti rispetto a quelli della pensione anticipata e di vecchiaia, e per accadere a quota 100 basta presentare una domanda.

Quota 100: come funziona

Fatta questa rapida analisi contestuale ora possiamo vedere nel concreto come funziona Quota 100. Abbiamo detto che quota 100 si rivolge a:

  • Lavoratori dipendenti (settore pubblico e privato)
  • Lavoratori autonomi
  • Parasubordinati

La presentazione della domanda, come stabilito dal messaggio INPS 395/2019, può essere effettuata utilizzando direttamente il sito INPS. Basta accedere all’apposita area del portale mediante PIN, oppure chiamando il Contact Center.

C’è un’ulteriore via per poter presentare la domanda: rivolgersi ai patronati o altri soggetti abilitati all’intermediazione. Detto questo, nel paragrafo successivo andiamo invece a parlarti dei requisiti richiesti.

Quota 100: requisiti

Per quanto concerne invece i requisiti quota 100, bisogna fare una premessa: questa misura di carattere sperimentale vale solo per tutti quei soggetti che matureranno i requisiti previsti nel periodo compreso tra il gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021.

In questo arco temporale possono fare richiesta e avere quota 100 tutti i lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, alla Gestione Separata INPS e ai fondi sostitutivi ed esclusivi dell’A.G.O. 

Per ottenere la misura è necessario che i due requisiti minimi siano contemporaneamente verificati entro i limiti temporali. E cioè:

  • Non è possibile arrivare a quota 100 avendo qualche anno di più a livello anagrafico e meno anni di contributi (rapporto 63-37, ad esempio)

Non potranno inoltre accedere a quota 100 tutti quelli che matureranno i requisiti a 1 gennaio 2022, mentre è prevista invece la possibilità di fare domanda per la pensione anche dopo il 31 dicembre 2021 se si matura il requisito anagrafico e contributivo all’interno del triennio di sperimentazione di Quota 100.

C’è un’importante precisazione da fare per quanto concerne la contribuzione utile: ai fini del raggiungimento dei 38 anni, è ritenuta valida la contribuzione accreditata per l’assicurato a qualsiasi titolo, fermo restando che devono sussistere almeno 35 anni di contribuzione effettiva al netto di periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti (questo per i lavoratori dipendenti).

Il requisito contributivo può essere inoltre perfezionato anche esercitando la facoltà di cumulare gratuitamente la contribuzione mista presente nell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, nelle gestioni speciali di commercianti, artigiani e coltivatori diretti, nella Gestione Separata e in tutte le gestioni sostitutive ed esclusive dell’AGO.

I liberi professionisti iscritti nella Casse dei liberi professionisti, per anticipare la propria pensione con quota 100, devono ricorrere alla ricongiunzione onerosa dei contributi.

Nota bene: questa facoltà di cumulo appena analizzata può essere esercitata solo se il richiedente di Quota 100 non abbia già una pensione diretta in altra gestione.

Quota 100: importo

Veniamo ora ad una domanda che giustamente in molti si fanno, e che probabilmente ti starai facendo anche tu, legata all’importo di quota 100: conviene farla o no? Allora, diciamo subito una cosa: la normativa di riferimento non prevede decurtazioni, ma… c’è un ma.

Infatti, con quota 100, al di là del fatto che di per sé non sono previsti meccanismi di decurtazione o penalizzazione, sono proprio le modalità di calcolo del metodo contributivo ad avere un peso fondamentale. Tradotto: l’importo sarà più basso.

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale: dal punto di vista economico, quota 100 non conviene. Tuttavia, bisogna poi decidere quanto il gioco valga la candela, e qui possono subentrare ragioni anche molto soggettive o personali/familiari. Perciò, in alcuni casi, accettare di lavorare cinque anni di meno rinunciando ad un 30% dell’assegno, potrebbe essere una soluzione per nulla disdegnata.

Ricordiamo che quota 100 non è cumulabile e compatibile con redditi da lavoro, se non quelli di natura occasionale fino a 5mila euro lordi annui, fino a quando non si maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Quota 100: riscatto di laurea

Il passaggio al calcolo completamente contributivo è vero solo per coloro i quali richiedono il riscatto di anni di laurea agevolato. Per chi procede al riscatto senza l’agevolazione (per intenderci rinunciando a pagare poco più di 5000 euro per ogni anno), il calcolo dell’assegno pensionistico viene fatto senza penalizzazioni sull’assegno (se non quella del minore montante contributivo).

Quota 100 o pensione anticipata: quale conviene di più?

La risposta è abbastanza immediata: chi possiede 41 anni di contributi, ma non appartiene alle categorie tutelate beneficiarie della pensione anticipata precoce, ha un’unica strada da poter percorrere, ovvero quota 100.

Quest’ultima può essere anche più conveniente rispetto alla pensione anticipata precoce anche per chi desidera continuare a svolgere attività come lavoratore autonomo occasionale, senza superare il tetto massimo annuo di 5000 euro.

Se vuoi lavorare una volta andato in pensione, quota 100 è un’opzione assolutamente da evitare. Per quanto concerne la velocità di liquidazione del trattamento, la quota 100 può risultare più conveniente, dal momento che sono previsti premi per i dipendenti INPS che chiudono la pratica entro due mesi.