La manifestazione di interesse di Kkr per il 100% Tim, che indica un prezzo di 0,5 euro per azione

Approfondimento di Alessandro Sposato – RSU Piemonte

IL CAPO
Vincent Bolloré è un imprenditore e produttore televisivo francese. Già nel CdA di Mediobanca dal 2003 (al 2021 è il terzo azionista con il 2,1%), è presidente del Consiglio di Amministrazione della holding Havas, sesto gruppo mondiale nel settore pubblicitario del quale possiede il 36%, dirige il gruppo di famiglia Bolloré, è l’azionista di maggioranza del colosso Vivendi tramite il quale detiene il 9,6% di Mediaset e il 23,74% di Telecom Italia. Ha interessi anche nella compagnia di navigazione Delmas, nella compagnia aerea Air Liberté e nella Banque Rivaud ed è anche membro dei CdA di Natixis e di numerose società del gruppo Socfinal.
Con un patrimonio di sette miliardi di dollari, nel 2018, la rivista Forbes lo classifica al 207º posto nella lista degli uomini più ricchi del mondo e 9º in Francia.[1] Dirige il gruppo di famiglia Bolloré ed è Presidente del Consiglio di Sorveglianza nella società francese Vivendi. Da tempo interessato direttamente dalla corsa all’Eliseo come alternativa a Macron

KKR
KKR è un fondo d’investimento che esiste dalla metà degli anni Settanta e si è specializzato nell’acquisto di società, solitamente molto indebitate, tramite prestiti forniti dalle banche, che ricevono come garanzia i beni della stessa azienda che costituisce l’obiettivo dell’operazione finanziaria.

Quotazione inizio anno 40.49
Variazione inizio anno +94.57%
Performance a 1 mese +12.76%
Performance a 3 mesi +17.47%

Azionisti
L’azionista principale di Tim da circa cinque anni è Vivendi, il grande gruppo
francese di Vincent Bolloré, che possiede il 23,7 per cento delle azioni della società.
Bolloré ha cercato in più occasioni di avere un maggiore controllo nelle decisioni di
Tim, che ha comunque un azionariato piuttosto vario costituito da investitori
istituzionali esteri, una piccola quota di italiani e un 10 per cento circa di azioni di
proprietà di Cassa depositi e prestiti (Cdp), società controllata dal ministero
dell’Economia con numerose partecipazioni tra pubblico e privato.

Luigi Gubitosi
Gubitosi è amministratore delegato di Tim dalla fine del 2018, ma nell’ultimo
periodo è diventato via via meno gradito a parte del cda a causa del peggioramento
dei conti dell’azienda e di alcune scelte commerciali, come la decisione di sostenere
DAZN nell’acquisto dei diritti televisivi della Serie A di calcio (di cui Tim è primo
sponsor).
Gubitosi era stato inoltre tra i protagonisti dell’operazione che aveva portato alla
fondazione di FiberCop, azienda incaricata dello sviluppo e della posa dei
collegamenti in fibra o rame tra le cabine di derivazione (quelle che si vedono in
strada) fino alle singole abitazioni. FiberCop è controllata al 58 per cento da Tim e ha
come secondo azionista KKR con il 37,5 per cento, mentre le quote restanti sono di
Fastweb. La società aveva quindi sancito, più di altre iniziative, un notevole
coinvolgimento di KKR nel settore delle telecomunicazioni in Italia.
Alcuni analisti hanno ipotizzato che la nuova proposta di KKR sia stata favorita dai
contatti già in corso con il fondo da parte di Gubitosi, con però il rischio di
peggiorare la posizione dell’amministratore delegato nei confronti di Vivendi, il
principale azionista di Tim. Altri hanno invece ipotizzato che Vivendi abbia avuto un
ruolo con l’obiettivo di cambiare l’organizzazione dell’azienda italiana ed
eventualmente sostituirne l’amministratore delegato.

Costi e opportunità
Vivendi aveva pagato il proprio ingresso in Tim con l’acquisto di azioni al valore di
oltre 1 euro l’una, quindi non avrebbe molto interesse a seguire l’offerta di KKR.
Cassa depositi e prestiti aveva pagato la propria quota a circa 0,67 euro per azione, e
non trarrebbe quindi un vantaggio immediato dall’operazione. Questi due soggetti
saranno essenziali per i prossimi passaggi, considerato che per attività straordinarie
devono essere d’accordo i due terzi degli azionisti.
Tra le condizioni poste da KKR ci sarebbe inoltre la rimozione dal mercato azionario
“ delisting” di Tim, una scelta non indifferente per una grande società di
telecomunicazioni.

Governo
Al di là degli aspetti prettamente finanziari, ci sono poi temi di strategia e di interesse
nazionale, come ha chiarito il governo dopo avere appreso la notizia della nuova
proposta. Domenica 21 novembre il ministero dell’Economia ha pubblicato un
comunicato nel quale sostiene che l’interesse dei soggetti esteri «a fare investimenti
in importanti aziende italiane è una notizia positiva per il Paese. Se questo dovesse
concretizzarsi, sarà in primo luogo il mercato a valutare la solidità del progetto».
Il governo ha inoltre annunciato la costituzione di un «Gruppo di lavoro» che
comprende il ministro dell’Economia, Daniele Franco, l’amministratore delegato di
Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco, e il direttore generale del Tesoro,
Alessandro Rivera; ci sono poi diversi altri esponenti del governo che partecipano e
che riferiscono al presidente del Consiglio, Mario Draghi.
Il loro primo obiettivo è di comprendere meglio quali siano le intenzioni di KKR e
come eventuali cambiamenti di proprietà potrebbero influire sul Piano nazionale di
ripresa e resilienza (PNRR), che ha una parte consistente legata al miglioramento del
digitale in Italia con il completamento e il potenziamento delle reti esistenti.
Nel caso in cui le condizioni non si rivelassero vantaggiose per il nostro paese, il
governo potrebbe imporre il cosiddetto “Golden Power”, l’insieme di norme e leggi
che consentono di impedire acquisizioni di società di interesse strategico per l’Italia
da parte di aziende straniere. Il potere può essere esercitato in vari settori, compresi
quelli delle telecomunicazioni, dell’energia e dei trasporti.

Riorganizzazione
Secondo alcuni analisti la proposta di KKR potrebbe però essere l’occasione per
accelerare le attività di riorganizzazione di Tim, mai portate a termine quasi sempre
per la contrarietà dei suoi principali azionisti. Da tempo si parla della necessità di
dividere Tim in due aziende distinte, una per la gestione delle reti e delle
infrastrutture, l’altra per la gestione dei servizi che vengono poi offerti sulla rete.
L’operazione dovrebbe consentire al governo di concentrarsi sul controllo della rete,
essenziale e strategica, senza la necessità di investire sui servizi dove la nuova
azienda potrebbe competere con le altre società che avranno accesso alla sua
infrastruttura.
In uno scenario di questo tipo, Vivendi potrebbe rientrare del proprio investimento
in Tim, che lo stesso gruppo francese aveva definito di lungo periodo e con la volontà
di collaborare con le istituzioni italiane per un suo rilancio.
Come ha ricordato Daniele Manca sul Corriere della Sera, le nuove trattative che
coinvolgeranno anche Vivendi sono iniziate a pochi giorni dalla sottoscrizione di un
nuovo trattato tra Italia e Francia, che dovrebbe comprendere vari impegni anche in
ambito economico. I governi dei due paesi potrebbero quindi mantenere un
approccio più neutrale, attendendo gli sviluppi e le reazioni del mercato alle proposte
dei prossimi giorni.

Tempi
KKR ha intanto proposto quattro settimane di tempo per consentire alle parti di
valutare la situazione. I primi indizi sugli orientamenti da parte dell’Italia potrebbero
arrivare dopo la presentazione del piano industriale di Cassa depositi e prestiti il
prossimo 25 novembre e dal consiglio di amministrazione di Tim previsto per il
giorno seguente.

Conclusioni
L’operazione ha evidenti connotati politico finanziari a livello internazionale, che
toccano gli equilibri politici europei , francesi e italiani.
Bolloré è ormai impegnato nella corsa all’Eliseo e il controllo della Tim è sicuramente
un tassello importante nello scenario dei media europei.
Gubitosi nonostante il rammarico mostratogli da Vivendi circa l’insoddisfacente
trend del titolo Tim mira al perseguimento dell’azione volta alla realizzazione della
rete unica iniziata con il forte appoggio di KKR (37%) .
Ora , per meglio comprendere lo scenario, sarebbero indispensabili le risposte a
questi quesiti:
● Che il fondo KKR sia nuovamente occorso in aiuto alla strategia del AD TIM
volta allo scorporo della rete?
● Che parte intende recitare lo Stato italiano nei confronti degli asset tlc
dall’evidente perimetro inserito nell’interesse strategico politico nazionale?
● Come si intende tutelare le 38.000 famiglie dei lavoratori coinvolti nella Tim?
Le riorganizzazioni e i cambi di proprietà hanno coinvolto il lavoro in Tim riducendo
il numero dei lavoratori e gli stipendi.
L’azienda dopo i nefasti lustri che hanno connotato la privatizzazione si è vista
ridurre il personale da 120 mila a 38 mila lavoratori , ridurre gli stipendi attraverso
l’impiego degli istituti dei contratti di solidarietà e di espansione e si è vista ridurre
il proprio patrimonio immobiliare attraverso la vendita di intere strutture.
Lecito è temere che l’eventuale cambio di proprietà in questo scenario possa esser
pagato nuovamente dai lavoratori con scorpori di rami d’azienda ed esuberi dettati
da un algoritmo industriale in antitesi con il contratto sociale.
L’azienda, Lo Stato , le forze sindacali e i lavoratori tutti , devono concorrere e
convergere verso la salvaguardia del lavoro e della dignità dei lavoratori poichè così
facendo si raggiungerà anche l’auspicato rilancio strutturale della nostra azienda.

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