Italia: lo smartworking termina ad agosto

da millionaire.it

Durante questi anni di pandemia, la modalità di vivere il lavoro è cambiata totalmente.
Ecco quindi che i Paesi Bassi hanno approvato una legge per trasformare il lavoro da casa in un diritto legale per determinati lavori.

Anche se la decisione deve ancora essere approvata dal Senato prima che possa entrare in vigore e non è ancora chiaro come funzionerà esattamente la legge nella pratica.

Gli esperti del lavoro hanno affermato che potrebbe causare un effetto a catena in altri Paesi dell’Unione europea.

Molte aziende di tutta Europa hanno già deciso di abbandonare il tradizionale orario di ufficio.
BNP Paribas, la più grande banca francese, ha detto ai suoi 132.000 dipendenti che possono continuare a lavorare da casa per metà settimana almeno fino al 2024.

La richiesta di Elon Musk che i lavoratori Tesla tornino in ufficio è stata contestata dal più grande sindacato tedesco, che ha affermato che avrebbe sostenuto qualsiasi dipendente che si fosse opposto alla sua richiesta.

Secondo i dati Eurostat, nel 2018 il 14% degli olandesi occupati lavorava a distanza: il tasso più alto in Europa e ben al di sopra della media del 5,2% dei cittadini dell’Unione europea.
I Paesi Bassi si sono anche classificati al 1° posto in un sondaggio del 2019 del provider di servizi Internet britannico Plusnet, che ha elencato i migliori Paesi europei in cui lavorare da remoto.

Divisione in base a fattori tra cui la percentuale di persone che attualmente lavorano in remoto, la qualità di Internet e il costo della vita.

Durante la pandemia, il Governo olandese ha incoraggiato le aziende a continuare a consentire ai dipendenti di lavorare da casa.

Da gennaio 2022, sempre il Governo ha dato vita a un programma di rimborso per le imprese per aiutare finanziariamente i dipendenti che avevano sostenuto costi aggiuntivi lavorando da casa, come il costo della creazione di un ufficio a casa.

Secondo Bloomberg, se la nuova proposta diventasse legge, renderebbe i Paesi Bassi uno dei primi a richiedere alle aziende per legge di garantire ai propri dipendenti la flessibilità di scegliere se lavorare da casa o in ufficio.

Ma altri Paesi hanno già messo in atto questo tipo di protezione.

In Spagna, una legge di settembre 2020 proteggeva i diritti delle persone a lavorare da remoto se lo desideravano, mentre una legge di novembre 2021.

Mentre in Portogallo, ha imposto ai datori di lavoro di non contattare i dipendenti al di fuori dell’orario di lavoro contrattuale.

In paesi come gli Stati Uniti o il Regno Unito, tali protezioni non sono ancora state approvate a livello nazionale.

I dipendenti devono negoziare condizioni di lavoro a distanza con il proprio datore di lavoro.

Nel Regno Unito, ad esempio, i datori di lavoro possono ancora decidere di imporre un ritorno in presenza per i dipendenti se “hanno una buona ragione commerciale per farlo”.

In Italia, secondo l’Osservatorio SmartWorking della School of Management del Politecnico di Milano, sono stati oltre 6,5 milioni i lavoratori che hanno affrontato il passaggio al lavoro da remoto durante il primo anno di pandemia.

Lo smartworking in Italia è tutelato dalla legge n°81 del 2017, che prevede che ci sia un accordo scritto sullo svolgimento di quest’ultimo.
Si devono quindi definire tempi e modalità di riposo in maniera esplicita, ma i termini esatti sono in mano ai soggetti coinvolti (lavoratore e azienda).

La legge è stata aggiornata a dicembre 2021, quando è stato introdotto il diritto alla disconnessione.

L’aggiornamento lo definisce una fascia oraria in cui “il lavoratore non eroga la prestazione lavorativa“.

Ma con agosto 2022, finisce la libertà del lavoratore di lavorare da casa.

A partire dal prossimo 1 settembre infatti:

tutti i dipendenti privati potranno svolgere la prestazione lavorativa secondo le modalità “da remoto” solo previa stipula di un accordo individuale.

Il contratto sarà in forma scritta, con il datore di lavoro.

Insomma, la conclusione dello stato di emergenza non modificherà le attuali regole sullo smartworking.

Addio quindi a call dalla casa al mare?

In base ai dati di un’indagine condotta dall’Associazione italiana per la direzione del personale.

Il 58% delle aziende dichiara difficoltà ad assumere o trattenere i dipendenti.

La problematica? “lo smartworking non è garantito”.

Vedremo quindi cosa decideranno le singole aziende.

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